Il giudice spietato

L’ha lasciata sola in un angolo dopo averla allontanata bruscamente.
Ora gira libero e perso, fuggendo dalla solitudine di colui che è incapace di sentire.
È solo, allo sbando, lui e la sua pietra.
Sisifo d’amore, debole e fiero della sua intima abilità, egocentrico rapace, arido inseminatore di terre fertili, cieco conquistatore d’immagini riflesse in costellazioni di specchi, immemore si muove di vita in vita, essendo di ciascuna una storia, di sé stesso mille menzogne.

(Barcelona, 2008)

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G.

Quando i girasoli ballavano nel vento e i risvegli erano dolci come la luce del mattino
quando il tuo profumo era un viaggio senza tempo e il tuo sguardo, uno sguardo antico
quando le tue paure erano le mie e il vuoto che ti oscurava lo sguardo
era il vuoto che mi stringeva lo stomaco
quando le colazioni al bar dell’angolo erano dolci ritorni al mondo
e quando mille baci non bastavano per salutarci
quando stare assieme era una gioia che spazzava il mondo
e quando la vita ci benediceva al nostro passare
quando il nostro cammino era una avventura senza ma e senza perché
e quando le parole erano una porta su un altro mondo.

Quando i girasoli ballavano nel vento eri la vita, eri il sogno eri il futuro che mi conduceva per mano.

(Barcelona, 2008)

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Non ho parole per te

Le parole come acqua scorrono libere
sfondano argini portando con sé flussi
di vita ricordi che alla fonte nascono
per arrivare al mare le parole come acqua
inondano
travolgendo uomini e cose ricoprendo vita 
e morte come tutt’uno sono
come tutt’uno diventano
le parole come acqua
spengono tutti i fuochi.

(2002)
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