Mani in tasca e bavero alzato

Mani in tasca e bavero alzato
in stile Modern Talking mi dicono
cammino lungo strade deserte
nel vento furioso che tutto scuote
e sconvolge portando con sé anime
e corpi nel vento che batte
vicoli e viali
mani in tasca e bavero alzato
nell’aria bizzosa e pungente
sono solo, sono vivo.

(Barcelona, 2008)

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Mezzanotte

Io qui sono!
Eppur debole, di facile oblio
sfuggo al ricordo di una libertà anelata
e nell'aria densa d'estate
mi consumo.

(Barcelona, 2008)

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Notte d'estate

Un silenzio denso d’immagini
sudario d’incertezza si distende.
Estate che tutto avvolge 
guida di giorni storditi
di dolorosa e sfuggente attesa.
Sono un sospiro che la notte quieta.

(Barcelona, 2008)

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Inverno

Inverno. Inverno di fine anno. Prossimo ad un anno simmetrico consumo briciole di tempo gettandole a feroci piccioni grigi piccioni cacabombe. Mi spengo spesso, OnOff frequente, cortocircuito e non oppongo resistenza. Merry Christmas, testa di cazzo. Si ricordò di quel Natale aprendo la porta della lavanderia. Un Natale insanguinato, uno come tanti. Seguiva il flusso d’energia già da venti minuti, forse mezz’ora. Poi bastò spingere la porta e le Grandi Centrifughe dell’Universo gli riversarono addosso litri di sangue, sangue denso e rossi brandelli morbidi caldi rossi brandelli intestinali. Lasciò spazio al loro Natale e abbandonò il Flusso, perdendo quelle vaghe figure gialle alle quali insegnò a parlare. Riempì la lavatrice riversandole dentro qualche kilo di malessere in cotone misto sintetico e una manciata di puro detersivo chimico. Osservò a lungo la centrifuga girare strapazzare risciacquare gli ultimi giorni di Flusso. Acqua rossa e bollicine di sapone, natura pentagonale a interesezioni randomiche di sangue e composti chimici. Mai vestiti puliti furono così sporchi. Già da tempo aveva perso l’abitudine di seguire la luna nel suo regolare ciclo mensile. Non la cercava neanche più, troppo lontana, la luna. E nell’impossibilità mestruale di un maschio medio, fece della lavanderia il Tempio dove celebrare il suo ciclo vitale, il luogo dove resettare l’accumulo di lordume e battezzare il prossimo ritorno al mondo. Mezza’ora di lavaggio, mezza di asciugatura, mezzo pomeriggio ogni mezzo mese, un bimestre per allinearsi con l’intero e sei interi, un mezzo anno.

(Bologna, 2002)

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Distanti

Eravamo ormai distanti dalle stagioni che attraversavamo.Il tempo per noi si sviluppava quasi esclusivamente sull’asse Z della nostra vita. Correva veloce e omogeneo, asettico nell’esibizione delle sue forme in uno sterile esercizio di stile. A tratti, brevi ed intensi flash di esistenza, potevamo godere di un ritrovato sé lungo le nostre coordinate cartesiane. Ma solo a tratti, per il resto una lunga apnea nel profondo del nostro segmento di tempo virtuale.

(Bologna, 2002)

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