Los Jardines Encantados

Hoy he decidido dar una vuelta por los Jardines Encantados de la Avenida de los Jardines Encantados. Parecía el día perfecto para un paseo en el parque. Me equivocaba.

Salí a las once y necesité dos horas para bajar la escalera, intentando no pisar el césped que había crecido durante la noche sobre cada peldaño. Para más inri, necesité otra hora para cruzar la carretera repleta de elefantes haciendo cola.

Tardé cuatro horas para recurrir las tres cuadras y llegar hasta los jardines.
El martes los Jardines Encantados están cerrados.

 

(Barcelona, 2003)

Posted from Barcelona, Spain
 

Nel cortile

La realtà rimasta incollata come un vestito bagnato, era ieri un cortile; un cortile illuminato nell'ora che divide il giorno, un cortile stretto da muri alti come muraglie, muri grigi e opprimenti ma mai, mai invincibili, neppure ora, nell'oscurità che unisce x con z e y, soprattutto ora, nell'ora del finalmente.

(giugno 2010)

Posted
 

Risveglio giallo

RISVEGLIO GIALLO - SCUOTIMI, TI PREGO, SCUOTIMI!
Dal buio, una finestra, tintinnìo di campanelle scacciaspiriti. Tragitto verso la cucina per la colazione. Spremiagrumi, rumore persistente di spremiagrumi. Sul fondo attacca la musica, bassa e lieve. Il rumore di spremiagrumi mi segue mentre il video cambia per lasciar spazio ad una doccia, al primo piano di lui sotto la doccia. Allo spremiagrumi si somma il suono dell'acqua che scorre. Distorsione del viso, il viaggio inizia dall'acqua. Acqua gialla come il succo d'arancia.
Posted
 

Il suono della vita

Vociare di forme differenti di differenti identicità. Conto quattro e quindi di nuovo nel silenzio saturo di suoni rumori voci distribuiti nello spazio che percorro distratto. Rumore silenzioso che ovunque avvolge e impercettibile stringe e schiaccia, che stanca e confonde l’anima. Giunto alla fine del tempo, mi sommergo frettoloso nel parlottio variegato che dal sottosuolo contribuisce al suono onnipresente della vita. Mi trovo spesso a pensare al silenzio assordante di un mondo senza vita, al mistero del suono dell’esistenza, totale e impercettibile, che anima il più profondo e oscuro dei silenzi. L’assenza del suono della vita è per me un’immagine innafferrabile. Un momento, un luogo e l’inconoscibile echeggiare della morte.

(Barcellona, 22 aprile 2009)

Posted
 

Uno, due e tre

I. Io sono una sedia.
Io sono una sedia. Mi consumo nel tempo solo perché esisto. Io sono una sedia, reggo e mi sorreggo.

II. Le mie ruote sono pelose.
La mia bicicletta nella notte è simile a una teiera, una teiera dalle ruote pelose.

III. Sott’acqua viaggio nello spaziotempo
Sdraiato nella vasca, il mondo attorno a me è un lugubre universo tecnorganico.
(sott’acqua, mi strofino le mani sulla testa e i suoni attorno a me sono quelli dell’abisso di cui talvolta si sente parlare)

Posted
 

Limiti

Schiaccio la realtà in un barattolo di latta, dodici d’altezza sei di diametro. Ne avanza sempre un poco, poi chiudo.
Posted
 

La cucina

Un’alienante panoramica sulla cucina, suoni che creano il mondo circostante. Una figura si avvicina, si avvicina muovendosi spalmata lungo i corridoi di casa. Una dissolvenza, lenta. Un’ombra si scioglie al di là del vetro. - C’è gente molto strana che frequenta questa casa - il Vampiro sulla poltroncina rossa, in velluto consunto parla sottovoce, poi fa silenzio. Continua a guardare nel vuoto e la caldaia si accende. E così rimase, il Vampiro. Seduto sulla piccola poltrona di velluto. In silenzio con il suo fottutissimo sguardo acuto. Lo guardai osservare il posacenere per ore e ore. Io guardavo lui, lui guardava il posacenere, il posacenere si riempiva sempre più velocemente, sigaretta dopo sigaretta. La macchia d’ombra è scivolata lungo il vetro della finestra, due passi, uno squillo.

(Bologna, 2002)

Posted
 

Citofoni

Oggi i citofoni mi hanno parlato attirando insistentemente la mia attenzione. Hanno cercato di comunicare con me nei modi a loro più congeniali. Ed io ho parlato attraverso i citofoni, ho cercato di dirmi qualcosa senza che me ne accorgessi.

Oggi comunico tra me e me cortocircuitando.

(2002)

Posted
 

Muoviti

Muoviti. Segui indistinti flussi di pensiero replicandoli nello spazio lungo il segmento che porta da A a B. Pensi che per un attimo puoi modificare ciò che stupidamente percepisci fermo. Sfumi la realtà nel movimento, le dita rendono morbidi tratti decisi di carboncino. Ti scelgo qui, per questi attimi passati assieme. Sebbene in movimento, preferisco sembrarti immobile, per pudore. Tu hai deciso per tempo come avresti voluto esserci. Ti muovi e disegni la mia realtà, incurante e incosciente sposti il mondo con te lungo flussi di cui fine non vedi e che in flussi più ampi si muovono. Ti sposti lungo spazio e tempo e tutto vedi fermo.

(Bologna, 2002)

 

Posted