La Dama di Ghiaccio

La Dama di Ghiaccio perse di vista il mondo in un rosso e soffocante agosto, quando il cammino di ritorno a casa evaporò rapidamente dietro ai suoi passi. Erano passi silenziosi e stretti come di chi a stento si regge. Si teneva stretta, impaurita, a punto di rovinare al suolo in mille schegge di cristallo.

La Dama ritrosa, dai desideri incrostati alle pareti del passato, rinchiusa nel suo castello di carte trascorse quel che restava dell'anno piangendo stalattiti di ghiaccio. Se mai qualcuno andasse a cercarla, la troverebbe nella sua camera frigorifera distesa su un freddo letto di marmo e circondata dalle carcasse macellate dei suoi ricordi.

La Dama di Ghiaccio si fossilizzò nello stratificarsi delle stagioni; si lasciò andare e cullandosi nell'illusione di potersi sciogliere nel nulla, continuó in eterno a fare dell'umidità ghiaccio e del ghiaccio vita.

(2010)

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Il suono della vita

Vociare di forme differenti di differenti identicità. Conto quattro e quindi di nuovo nel silenzio saturo di suoni rumori voci distribuiti nello spazio che percorro distratto. Rumore silenzioso che ovunque avvolge e impercettibile stringe e schiaccia, che stanca e confonde l’anima. Giunto alla fine del tempo, mi sommergo frettoloso nel parlottio variegato che dal sottosuolo contribuisce al suono onnipresente della vita. Mi trovo spesso a pensare al silenzio assordante di un mondo senza vita, al mistero del suono dell’esistenza, totale e impercettibile, che anima il più profondo e oscuro dei silenzi. L’assenza del suono della vita è per me un’immagine innafferrabile. Un momento, un luogo e l’inconoscibile echeggiare della morte.

(Barcellona, 22 aprile 2009)

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