(novembre 2009)
La Dama di Ghiaccio perse di vista il mondo in un rosso e soffocante agosto, quando il cammino di ritorno a casa evaporò rapidamente dietro ai suoi passi. Erano passi silenziosi e stretti come di chi a stento si regge. Si teneva stretta, impaurita, a punto di rovinare al suolo in mille schegge di cristallo.
La Dama ritrosa, dai desideri incrostati alle pareti del passato, rinchiusa nel suo castello di carte trascorse quel che restava dell'anno piangendo stalattiti di ghiaccio. Se mai qualcuno andasse a cercarla, la troverebbe nella sua camera frigorifera distesa su un freddo letto di marmo e circondata dalle carcasse macellate dei suoi ricordi.
La Dama di Ghiaccio si fossilizzò nello stratificarsi delle stagioni; si lasciò andare e cullandosi nell'illusione di potersi sciogliere nel nulla, continuó in eterno a fare dell'umidità ghiaccio e del ghiaccio vita.
(2010)
La realtà rimasta incollata come un vestito bagnato, era ieri un cortile; un cortile illuminato nell'ora che divide il giorno, un cortile stretto da muri alti come muraglie, muri grigi e opprimenti ma mai, mai invincibili, neppure ora, nell'oscurità che unisce x con z e y, soprattutto ora, nell'ora del finalmente.
(giugno 2010)
Vent'anni in attesa di quel futuro
accelero il passo e gli corro in contro.
Lessi della tristezza come nobile sentimento, come un momento d'intima e dolorosa coscienza della propria lontananza da Dio (mancanza propria, non certo divina).
La mia di tristezza è una perdita di sé, un disconoscersi repentino, un'improvvisa scomparsa. È un vuoto d'animo, l’antico rimpianto di ciò che fu e che ormai non è.
La tristezza è un sentimento nobile e da molti incompreso, è l'umano desiderio di ri-scoperta di sé stessi e del proprio destino divino.
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