Una pietra

Quella pietra chiara e bubbosa, scelta tra centinaia di pietre per forma colore e testura, per le sue caratteristiche scelta da accudire e annaffiare lungo il tempo fino all'ultimo giorno, ebbene, quella pietra quasi con disprezzo sostituì due mesi dopo, annoiato e infastidito, saturo di quelle stesse caratteristiche che la resero tra centinaia di pietre speciale ed unica. 

 

(novembre 2009)

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Creando solchi

Bastardo scrivi
scrivi schiaccia spremi
comprimi crea il solco e seguilo
con lo sguardo aspetta il sonno
tuo boia anche questa volta
ti resisti a soccombere.
Cosa ancora
non hai chiuso oggi?
Ho bisogno di te
in questo sterminato
campo rosso e bianco.
(San Pere de Ribes, BCN, giugno 2009)
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Cammino

Pala in spalla cammino lungo un sentiero già segnato.
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Il giudice spietato

L’ha lasciata sola in un angolo dopo averla allontanata bruscamente.
Ora gira libero e perso, fuggendo dalla solitudine di colui che è incapace di sentire.
È solo, allo sbando, lui e la sua pietra.
Sisifo d’amore, debole e fiero della sua intima abilità, egocentrico rapace, arido inseminatore di terre fertili, cieco conquistatore d’immagini riflesse in costellazioni di specchi, immemore si muove di vita in vita, essendo di ciascuna una storia, di sé stesso mille menzogne.

(Barcelona, 2008)

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Limiti

Schiaccio la realtà in un barattolo di latta, dodici d’altezza sei di diametro. Ne avanza sempre un poco, poi chiudo.
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Paura

Camminavo rasente al muro per paura d’incontrarmi.
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Quello che non sono

Quello che non sono si presenta al momento giusto non chiede permesso né perdono. Quello che non sono aspetta risposte per poter domandare. Offre mani rispettose e sorrisi di convenienza perché quello che non sono disprezza ciò che non è e chi di sé non sa. Quello che non sono lo incontro nei posti più impensati aspetta che mi sia preparato che io sia certo nell’incertezza e saldo nell’instabilità. Mi aspetta al varco quello che non sono attesa dal sorriso smagliante e dai gesti morbidi. Sorride ma non sa quello che io non sono.

(Bologna, 2002)

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Per un attimo

Svegliato d’improvviso segno l’ora con biro nera. Chi sono? Sono? Quando sono? Non dormo. Mi giro nel letto e non dormo. Accuso il primo caldo, la prima notte calda e afosa di questo umido anno. Mi siedo sul letto e osservo la stanza che ad occhi chiusi pareva più scura. Per un attimo vedo Sara correre, forse non sola, dove non so. In piedi in cucina mi rollo un cannone. Sveglio per caldo e scarafaggi giro tabacco e hashish e spero in un prossimo sonno. La vedo muoversi velocemente per un attimo prima della cucina prima della sua luce fredda prima delle sue sedie prima del suo disordine. Mi siedo, accendo la canna goffa e incerta. Come filtro, un fondo di Camel. Tiro e penso che mi sto muovendo attorno al sole.

(Bologna, 2002)

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S'interruppe

S'interruppe dopo aver parlato per mezzora senza interruzioni. Sembrava seccato dalla mia passività un po’ imbronciato per questo fiume di parole. Odia parlare troppo - non molto, troppo - e odia quando ad interromperlo non è un cauto avvertimento ma un fastidioso sbadiglio. Rompo il ghiaccio, ora tocca a me:

Mi interruppi dopo aver parlato per mezzora senza interruzioni. Sembravo seccato dalla sua passività ma non lo ero. Forse un po’ imbronciato per questo fiume di parole. Odio parlare troppo - non molto, troppo - e odio quando ad interrompermi non è un cauto avvertimento ma un fastidioso sbadiglio. Poi tocca a lui:

S'interruppe dopo aver parlato per mezzora senza interruzioni. Sembrava seccato dalla mia passività un po’ imbronciato per questo fiume di parole. Odia parlare troppo - non molto, troppo - e odia quando ad interromperlo non è un cauto avvertimento ma un fastidioso sbadiglio. Rompo il ghiaccio, ora tocca a me:

Mi interruppi dopo aver parlato per mezzora senza interruzioni. Sembravo seccato dalla sua passività ma non lo ero. Forse un po’ imbronciato per questo fiume di parole. Odio parlare troppo - non molto, troppo - e odio quando ad interrompermi non è un cauto avvertimento ma un fastidioso sbadiglio. Poi tocca a lui:

S'interruppe dopo aver parlato per mezzora senza interruzioni. Sembrava seccato dalla mia passività un po’ imbronciato per questo fiume di parole. Odia parlare troppo - non molto, troppo - e odia quando ad interromperlo non è un cauto avvertimento ma un fastidioso sbadiglio. Rompo il ghiaccio, ora tocca a me:

Mi interruppi dopo aver parlato per mezzora senza interruzioni. Sembravo seccato dalla sua passività ma non lo ero. Forse un po’ imbronciato per questo fiume di parole. Odio parlare troppo - non molto, troppo - e odio quando ad interrompermi non è un cauto avvertimento ma un fastidioso sbadiglio. Poi tocca a lui:

S'interruppe dopo aver parlato per mezzora senza interruzioni. Sembrava seccato dalla mia passività un po’ imbronciato per questo fiume di parole. Odia parlare troppo - non molto, troppo - e odia quando ad interromperlo non è un cauto avvertimento ma un fastidioso sbadiglio. Rompo il ghiaccio, ora tocca a me:

Mi interruppi dopo aver parlato per mezzora senza interruzioni. Sembravo seccato dalla sua passività ma non lo ero. Forse un po’ imbronciato per questo fiume di parole. Odio parlare troppo - non molto, troppo - e odio quando ad interrompermi non è un cauto avvertimento ma un fastidioso sbadiglio. Poi tocca a lui:

 

(2002)

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Un punto di partenza

La necessità di un punto di partenza.
A fuoco.
Da qualche parte poserai lo sguardo anche solo per capire dove poggi i piedi.
Osservare un punto fermo non brucia, non ustiona.
Provo a dirti apri gli occhi e non curarti del buio.
Osserva il buio, il nulla dietro di te.
Parole queste nate per dare corpo a fantasmi.
Pallidi riflessi di penombra scacciati da una luce improvvisa.

 

(2002)

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