Eravamo ormai distanti dalle stagioni che attraversavamo.Il tempo per noi si sviluppava quasi esclusivamente sull’asse Z della nostra vita. Correva veloce e omogeneo, asettico nell’esibizione delle sue forme in uno sterile esercizio di stile. A tratti, brevi ed intensi flash di esistenza, potevamo godere di un ritrovato sé lungo le nostre coordinate cartesiane. Ma solo a tratti, per il resto una lunga apnea nel profondo del nostro segmento di tempo virtuale.
(Bologna, 2002)


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